GLI INCONTRI DELLA VIA DELLA SETA:

LE RECIPROCHE INFLUENZE NELL’ARTE CERAMICA TRA CINA, PERSIA E MONDO ISLAMICO

L’influenza cinese sulla ceramica persiana è una di quelle storie affascinanti che ti fanno pensare: chissà quante mani hanno viaggiato lungo la Via della Seta per fondere due mondi così lontani? Iniziata nell’VIII secolo, ha trasformato le tradizioni persiane con tecniche e motivi cinesi, creando capolavori ibridi.

 

Le origini antiche e le prime importazioni

Immaginate le porcellane bianche e celadon cinesi che arrivano nei siti di Samarra e Nishapur durante il periodo Tang (618-907): non era solo “roba bella”, ma un’ispirazione irresistibile! I ceramisti islamici le imitarono con glasse stannifere opache su terracotta fine, per ottenere quel bianco sognato, poiché i laboratori islamici non erano in grado di replicare la vera porcellana cinese, la quale richiede l’uso del caolino e cotture ad altissime temperature. Fu così che dalla mancanza di una risorsa nacque un’ingegnosa innovazione tecnica.

Figura 1: Di PHGCOM – Opera propria, photographed at Musee Guimet, CC BY-SA 3.0

Poi, la battaglia di Talas nel 751 aprì le porte a ceramiche policrome Tang sancai, riprodotte con smalti al piombo schizzati. Piatti a lobi e fiori cinesi si mescolarono a echi sasanidi: un mix che fa venire voglia di una tazza da tè antica, no?

Figura 2: Di Top Pics – Opera propria, photographed at Metropolitan Museum of Art, CC BY-SA 3.0,

Figura 3: Di Top Pics – Opera propria, photographed at the Metropolitan Museum of Art, CC BY-SA 3.0,

Apice nel Periodo Yuan e Timuride

Nel XIV secolo, la porcellana blu e bianca Yuan , con cobalto persiano, conquistò l’Islam. Persiani la copiarono con arabeschi densi, draghi e onde su grandi piatti da banchetto. Nacque un vero e proprio circolo virtuoso: il materiale persiano (cobalto) andava in Cina per decorare porcellane con gusti mediorientali (arabeschi), le quali tornavano in Persia per essere infine copiate dai ceramisti locali con l’aggiunta di simboli cinesi.

Sotto i Timuridi, Tabriz e Kashan crearono maioliche celadon per “rilevare veleni” , mito cinese diventato hit locale. L’invasione mongola accelerò gli scambi, con stili cinesi che invasero i forni persiani. 

Figura 4: Di PHGCOM – self-made, photographed at Institut du Monde Arabe, CC BY-SA 4.0

“Rinascimento” Safavide e Kraak Ware

Nel XVII secolo safavide, il boom: la Kraak ware cinese per export (Europa inclusa) ispirò Mashhad e Isfahan. Draghi intrecciati, loto, onde…Anche questo incredibile viaggio lungo la Via della Seta ci insegna che la bellezza nasce quasi sempre dall’incontro e dal desiderio di superare i propri confini. Quello che era iniziato nell’VIII secolo come un semplice tentativo di imitare il “bianco sognato” delle porcellane Tang è fiorito in un’eredità di capolavori ibridi capaci, in alcuni casi, di trarre in inganno persino gli occhi più esperti. Oggi, queste maioliche vitree non sono solo reperti archeologici, ma veri e propri trofei di un dialogo millenario tra culture che ha trasformato la ceramica in un linguaggio universale. 

A cura di Benedetta Breggion
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